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Giovanni Ludovico

Ispirato dai grandi produttori e dai vini che hanno tracciato la storia dell’enologia mondiale, Giovanni, intorno ai trent’anni, decide di trasformare il sogno di produrre vino in realtà, e di intraprendere gli studi di Viticoltura ed Enologia nella sua Bologna.

Originario di Sava, terra del Primitivo, decide di impegnarsi esclusivamente su questa varietà e in particolare sul biotipo storicamente presente nella zona. L’idea è quella di creare un grande rosso che, come caratteristica principale, deve avere grande eleganza e massima longevità; un vino che racconti al meglio l’identità del suo territorio, un vino in grado di emozionare.

Nasce così il “Primitivo Vecchie Vigne 2019”, che entra in commercio nel Novembre del 2021.
Vigneti vecchi quindi, ad Alberello, con rese bassissime, che Giovanni protegge e valorizza attraverso un’agricoltura tradizionale, sostenibile e consapevole, limitando al minimo le lavorazioni del suolo, ed escludendo totalmente i prodotti di sintesi.

Una viticoltura che mira alla salvaguardia dei microorganismi e degli insetti utili, al mantenimento della biodiversità dei suoli e all’integrità dell’ecosistema, un’agricoltura, che riporta al passato mantenendone viva la storia, e che guarda al futuro.

Per Giovanni il vino è arte, poesia, il vino è emozione.

Le “note” quindi stanno agli elementi che contribuiscono alla produzione del vino, (la vite, le uve, la vinificazione ecc), che sono uguali per tutti, come le note per i musicisti, mentre la musica sta a ciò che sta tra di esse, lo “spazio” appunto, e cioè (l’interpretazione che ne dà l’uomo, il suo intervento nei processi, la sua idea, la sua visione, la sua sensibilità, il suo stile) è questo che crea il vino, è questo che crea la musica, e che rifletterà l’anima di chi l’ha prodotta.

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